Origine dei funghi

Il consumo alimentare medio dei funghi in Italia si aggira intorno agli 800 grammi a persona per anno. I funghi arrivano sulle nostre tavole sia come prodotto fresco, sia congelato, sia essiccato. Quelli che si trovano più facilmente in commercio (prataioli, pleorotus e piopparelli) sono coltivati e il loro prezzo è sufficientemente contenuto; un centinaia di aziende italiane ne produce circa 65.000 tonnellate l’anno, secondo i dati dell’Associazione Fungicoltori Italiani.

I funghi più pregiati sono i porcini che non possono essere coltivati e quindi vengono raccolti direttamente nell’ambiente. La produzione italiana è molto bassa e si aggira intorno al 5% del fabbisogno nazionale. Siamo quindi costretti ad importare quasi tutti i porcini che mangiamo dai paesi dell’Est europeo, dalla Cina, Marocco e Africa Meridionale (Giovanni Rossi, Micologo).

L’importazione dei funghi avviene nel rispetto di leggi che ne garantiscono la qualità e la sicurezza in modo tale da evitare pericoli per i consumatori. Le stesse valgono ovviamente anche per i funghi prodotti e commercializzati in Italia.

Prima di arrivare sui banchi di vendita (sia ambulanti, che negozi, che mercati rionali, che grande distribuzione) i funghi freschi transitano nei mercati generali dove vengono controllati anche dalle Autorità Sanitarie. Alcune catene della grande distribuzione alle volte si approvvigionano direttamente dai produttori o dagli importatori; in questi casi fanno dei controlli in proprio per garantire la qualità e la sicurezza dei funghi stessi.

Le aziende che trasformano i funghi (secchi, in scatola, salse, congelamento, ecc.) fanno i controlli sulle materie prime sempre al fine di prevenire pericoli ai consumatori. E’ evidente che le aziende che trasformano i funghi porcini utilizzano quasi esclusivamente prodotti di importazione anche se le aziende si trovano in Italia. Al momento attuale è ragionevole ritenere che la quasi totalità dei funghi porcini, sia freschi che conservati, siano di importazione. Anche se consumando i funghi di importazione nei normali circuiti legali di vendita non si va incontro a rischi significativi, è legittimo conoscerne l’origine. Le aziende serie dovrebbero evitare di mettere in vendita prodotti con etichette che richiamano ad un “italian sounding” che di italiano ha soltanto il luogo di lavorazione.

Ai consumatori si suggerisce di acquistare i funghi presso strutture di vendita legali e di evitare di rivolgersi a venditori improvvisati che comunque si approvvigionano dai mercati generali e difficilmente sono dei raccoglitori. Se poi sono veramente loro stessi ad averli raccolti esiste sempre il pericolo che ci sia qualche fungo velenoso.

Nel periodo autunnale c’è una ampia proliferazione di sagre paesane inneggianti ai funghi porcini. Si tratta di manifestazioni sempre gradevoli, tuttavia bisogna tenere presente che se vi si comperano dei funghi questi di locale non hanno niente, magari arrivano dal Sud Africa. Sono sempre buoni e sicuri, ma difficilmente autenticamente tricolori.

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