Una nuova malattia da prioni: il “dromedario pazzo”

dromedario

La notizia è che un gruppo di ricercatori italiani e algerini ha scoperto una nuova malattia da prioni nei dromedari. Le malattie da prioni sono malattie neurodegenerative che possono colpire sia l’uomo, sia gli animali per le quali non esistono possibilità di prevenzione e/o di cura e portano inevitabilmente alla morte i soggetti colpiti.

Bentornato stabilimento in etichetta!

etichette alimentari indicazione stabilimento

Sino al 2014 in Italia era obbligatorio dichiarare la sede dello stabilimento dove sono prodotti gli alimenti; con  l’entrata in vigore del Regolamento Europeo 1169/2011, che paradossalmente è nato per fornire informazioni complete ai consumatori, tale obbligatorietà è scomparsa. La ragioni di quanto avvenuto sono probabilmente da correlare al fatto che, nello spirito delle regole comunitarie, tutti gli alimenti, indipendentemente dalla loro origine, devono essere sicuri e quindi non è necessario indicare il luogo in cui è stato prodotto.

Allerte comunitarie e richiami di alimenti tra problemi sanitari e difetti qualitativi

Nei casi in cui le aziende alimentari riscontrano delle irregolarità nei loro prodotti, se questi sono già in vendita, provvedono a “richiamarli”. Attraverso il sito www.salute.gov.it , Il Ministero della Salute comunica tempestivamente i richiami che gli vengono segnalati. Nel mese di marzo 2018 sono state pubblicate trenta  segnalazioni di “richiami” volontari.

Olio extravergine di oliva: cosa sta succedendo?

Anche se la coltivazione degli ulivi per la produzione di olio è ancora confinata nel Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, altri Paesi, e in particolare la Cina, l’Australia e gli Stati Uniti stanno mettendo a dimora milioni di piante e non è difficile prevedere che nei prossimi anni saranno in grado di produrre l’olio che adesso importano. Una politica di coltivazione “intensiva” dell’olivo è attualmente praticata dalla Spagna e anche da Paesi del Nordafrica, mentre nel nostro Paese esiste ancora una prevalenza di coltivazioni tradizionali che danno oli di grande qualità anche se in minore quantità: infatti l’Italia da sola non riesce a produrre l’olio di cui ha bisogno e lo deve  in buona parte importare.