Perché nelle uova si sono trovati residui di Fipronil? I consumatori sono tutelati?

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Il “tormentone” alimentare che ha preoccupato i cittadini in questa torrida estate ha riguardato i  residui dell’insetticida Fipronil nelle uova. La questione ha colto di sorpresa un po’ tutti compresi gli “addetti” ai lavori e molti hanno puntato il dito su alcuni allevamenti olandesi nei quali sono state trovate per primi le uova contaminate. Si è però visto che il problema riguarda anche altri Paesi inclusa l’Italia. Probabilmente le Autorità di controllo olandesi hanno avuto qualche “soffiata” e per primi hanno fatto i controlli.

Cerchiamo di capire come sono andate le cose.

Le galline ovaiole, come tutti gli animali, sono esposte alla infestazione di ectoparassiti ed in particolare della pulce rossa; quando si verifica questa malattia il benessere degli animali viene compromesso e si ha anche una diminuzione della produzione di uova.  Per combatterla sono disponibili dei “preparati” a base di sostanze naturali quali mentolo e eucaliptolo da impiegare come “spray” negli allevamenti, ma la loro efficacia è modesta. Sono molto efficaci invece alcune sostanze come Fipronil e Amitraz il cui impiego è consentito come disinfestanti ambientali, per combattere gli ectoparassiti dei cani e dei gatti e anche in agricoltura.

Quello che sembra sia successo è che alcuni allevatori abbiano impiegato in modo improprio il Fipronil (e forse anche l’Amitraz) nei loro allevamenti. Le modalità non sono chiare, ma sembra che questi insetticidi siano stati miscelati fraudolentemente nelle soluzioni di sostanze naturali e quindi diffusi negli allevamenti mediante spray.

In questo modo potrebbero essere state contaminate l’acqua di bevanda e i mangimi e quindi, indirettamente, le galline li hanno ingeriti con la conseguente contaminazione delle uova. Fortunatamente la “tossicità” del Fipronil per l’uomo è modesta; inoltre i livelli di residui sono molto bassi. Ne consegue l’assenza di pericoli significativi per i consumatori. Questo però non giustifica in nessun modo l’uso illegale degli insetticidi. Infatti le partite di uova contaminate sono state distrutte e interventi drastici sono stati fatti anche negli allevamenti sottoposti a trattamenti illegali.

La proposta proveniente da qualcuno di etichettare le uova come “Fipronil free” sembra fuori da ogni logica perché i residui di  insetticidi non debbono esserci in nessun modo.

Bisogna aggiungere che agli allevatori è imposto un sistema di autocontrollo e che esiste anche un rigoroso sistema di controllo pubblico esercitato dei Servizi Veterinari delle ASL. Semmai si debbono ulteriormente migliorare le procedure dei controlli e reprimere con sanzioni adeguate le infrazioni.

 

Dobbiamo tracciare le uova di importazione?

Qualcuno sta proponendo di tracciare le uova e i prodotti derivati di importazione per distinguerli dalle produzioni nazionali lasciando ritenere che le nostre uova siano più sicure.

Dai dati forniti da Unaitalia (l’associazione dei produttori di pollame), nel nostro Paese vengono prodotte circa 13 miliardi di uova, se ne importano circa un miliardo e se ne esportano circa 800 milioni. In pratica quindi esiste una autosufficienza che si avvicina al 99 %.

Sulle uova in guscio è già stampigliata l’origine italiana e anche di che tipo di allevamento si tratta (biologico, a terra, in batteria) quindi non sembra utile un appesantimento della etichettatura.

La preoccupazione potrebbe riguardare gli “ovoprodotti”. Si tratta di uova non in guscio utilizzate dall’industria alimentare o dagli artigiani (pasticcerie, forni, produttori di pasta fresca, ecc.) e che difficilmente arrivano come tali al consumatore. Si vorrebbe che negli alimenti finiti sia indicata l’origine dell’ovoprodotto. A parte la difficoltà degli operatori a fare delle etichette ogni volta che si cambia fornitore, esistono problemi obiettivi, soprattutto per controllare l’origine delle uova nelle fettuccine o nei pasticcini alla crema che acquistiamo nei negozi.

Considerato che i sistemi di allevamento sono simili nei diversi Paesi non sembra utile impegnarsi in una nuova forma di etichettatura che ha il sapore di una misura protezionistica.

Forse è meglio spiegare al consumatore che le uova che trova in commercio sono sicure e che episodi come quelli dei residui di Fipronil si scoprono grazie ai controlli costanti condotti sia in Italia, sia in altri Paesi soprattutto se comunitari.

Per rispondere al quesito posto nel titolo, indipendentemente dall’episodio delle uova al Fipronil che non sembra destare particolari preoccupazioni,  si può affermare con una ragionevole certezza che i controlli sono efficaci e tali da impedire l’immissione in commercio di alimenti potenzialmente pericolosi.

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