Verso la fine del pericolo salmonellosi?

La salmonellosi è una malattie infettiva molto seria che può essere contratta anche per via alimentare  e che si manifesta principalmente con disturbi intestinali (vomito, diarrea, febbre, spossatezza), ma nei casi più gravi, a seguito di setticemie, possono essere colpiti anche altri organi o tessuti. La gravità della malattia dipende dalla “dose” infettante, dal “ceppo” di salmonelle ed anche dalle condizioni fisiologiche delle persone colpite. (vedi sito http://www.epicentro.iss.it/problemi/salmonella/epid.asp)

Tutti gli alimenti “crudi” sono potenziali veicoli di salmonelle, ma i prodotti avicoli, carne e uova, sono ritenuti maggiormente pericolosi.   Si tratta di un pericolo che può essere contenuto o fortemente minimizzato adottando adeguate misure di prevenzione nella “gestione” in cucina mediante adeguati sistemi di cottura. La prevenzione più efficace è comunque quella di evitare che carni e uova di volatili siano contaminate da salmonelle.

Per raggiungere questo obiettivo nel nostro Paese esiste un sistema di controllo che vede impegnate le aziende zootecniche e le Autorità Sanitare Veterinarie.

Il Ministero della Salute, che coordina la sorveglianza sugli allevamenti zootecnici, ha di recente emanato il Piano Nazionale dei Controlli sulle salmonellosi nei volatili per gli anni 2016 – 2018 il cui testo completo è reperibile sul sito dello stesso Ministero. L’obiettivo principale è quello di eradicare la malattia e quindi eliminare i pericoli per i consumatori.

Vediamo quali sono i capisaldi del piano: Innanzitutto riguarda gli allevamenti di polli e di tacchini con un numero di capi superiore a 250. Per gli altri, che sono prevalentemente quelli familiari, sono previsti controlli diversi in quanto è impossibile intervenire con gli stessi criteri dei grandi allevamenti.

Gli allevatori devono applicare un sistema di “autocontrollo” che prevede una sistematica verifica dello stato di salute degli animali mediante campionamenti “ambientali” (lettiere, aria, polveri, mangimi, acqua, ecc.) ed anche controlli diretti sugli animali (feci, organi e tessuti) da parte dei veterinari aziendali.

I Servizi Veterinari Pubblici hanno il compito di verificare l’attuazione degli autocontrolli e, a loro volta, devono effettuare altri controlli “ufficiali”. Le analisi devono essere effettuati presso Laboratori “accreditati”, ovvero laboratori che garantiscono la precisione dei risultati.

Nei casi in cui dovessero risultare degli animali “infetti” debbono essere prese misure molto rigorose che possono portare anche alla distruzione di tutti gli animali presenti nell’allevamento e la successiva disinfezione delle strutture.

E’ comunque vietato l’uso, se non in casi del tutto eccezionali, di farmaci antibatterici: Questa misura consente di evitare la comparsa di ceppi di salmonelle farmacoresistenti.

Anche se esistono dei vaccini veterinari contro le salmonelle, il loro impiego pratico è limitato ai casi ritenuti realmente efficaci dai sanitari veterinari.

Per gli allevatori che subiscono danni economici a causa della comparsa delle salmonellosi, sono previsti degli indennizzi.

Il Piano prevede anche una raccolta sistematica dei risultati dei controlli ed una loro elaborazione per poter fare una analisi dei rischi e quindi decidere delle strategie di intervento.

Il nostro Paese è quasi del tutto autosufficiente nella produzione di carni di volatili e di uova; anche se il livello di sicurezza è molto ampio, si sta facendo un grande sforzo per eliminare del tutto i pericoli legati alla contaminazione di salmonelle. I consumatori devono essere quindi consapevoli del lavoro che viene fatto per evitare danni alla loro salute.
Il consiglio che si può dare è quello di acquistare le carni dei volatili e le uova presso canali di vendita “legali” e di continuare a rispettare le misure igieniche nella “gestione” degli alimenti, nella trasformazione e nel consumo.

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