Lo zucchero “comune” aggiunto agli alimenti è veramente un problema?

Gli zuccheri sono di fondamentale importanza per la nostra alimentazione, ma un consumo eccessivo è dannoso per la nostra salute è può essere causa diretta del sovrappeso e dell’obesità e, indirettamente, di serie malattie metaboliche come il diabete. E’ molto diffusa l’opinione che la causa principale di tutti i guai sia lo zucchero comune (saccarosio) che consumiamo attraverso cibi confezionati come biscotti, merendine, bevande gassate, ecc.  considerate spesso nella categoria del “cibo spazzatura”.

Cerchiamo di capire come stanno effettivamente le cose.

I dati forniti dall’Inran (Istituto Nazionale della Nutrizione e attualmente denominato Cra Nut), sono sorprendenti: risulta infatti  che la principale fonte di  zuccheri per gli italiani è rappresentata per circa il 74 % dal consumo di cereali, di frutta e di verdura e dal latte. I cereali sono ricchi di carboidrati che durante la digestione sono trasformati in zuccheri, mentre la frutta contiene il fruttosio, zucchero semplice molto facilmente assimilabile. Nel latte è presente il lattosio che una volta ingerito si scinde negli zuccheri semplici galattosio e glucosio che sono anch’essi facilmente assorbiti.

Quindi il famigerato “zucchero” che consumiamo tal quale è di circa un quarto di quello totale. Altro dato molto sorprendente è che di questo zucchero quello consumato con i vari alimenti “industrali” è  circa il 26 %, mentre il resto viene consumato “al cucchiaio”, ovvero come dolcificante di bevande oppure dai dolci prodotti in casa o artigianali.

In definitiva quindi il 75 % dello zucchero che mangiamo arriva dagli insospettabili cereali, frutta, verdura e latte. Il 15 – 20 % da quello che consumiamo al “cucchiaio e soltanto il 5 – 10 % dalle famigerate merendine, bevande gassate, ecc. su cui si focalizza l’attenzione dell’opinione pubblica.

A fronte dei numerosi allarmismi lanciati dai media e da una miriade di esperti che ritengono i prodotti “industriali” responsabili di tutti i mali derivanti dallo zucchero e anche dalle sollecitazioni provenienti dalle Autorità sanitarie,  le aziende aderenti alla Federalimentare hanno lavorato per ridurre le quantità di zucchero dai loro prodotti. I risultati ottenuti sono stati presentati nel corso di un workshop tenuto il 20 aprile 2018 al Ministero della Salute.

A partire dal 2008 si sono ottenute le seguenti riduzioni:

  • nei cereali da prima colazione, nei biscotti e nelle merendine la quantità di zucchero aggiunto è scesa del 29 % (da 35 g/100 a 29 g/100)
  • nei gelati il calo è stato del 34 % (da 35 g/ 100 a 23 g/100)
  • un calo medio del 20 % si è avuto anche nei “soft drink”, mentre nei nettari e succhi di frutta non ci sono state sostanziali modifiche.
  • Nello yogurt il calo è stato di circa il 6 %.

L’eccesso del consumo di zuccheri rimane un problema molto serio la cui soluzione è piuttosto complessa.

E’ sicuramente molto importante il lavoro che le aziende alimentari stanno facendo per ridurre le quantità di zucchero e anche quello di ridurre le “dimensioni” dei loro prodotti. Bisognerebbe che anche i produttori “artigianali” come i pasticceri, facciano degli sforzi per contenere le quantità di zucchero che utilizzano.

Più complicata è la situazione per il consumo diretto “al cucchiao” da parte dei cittadini che dovrebbero essere meglio informati sulla opportunità di ridurlo.

Rimane la quota presente negli alimenti “complessi” (cereali, frutta, verdura, latte) che sono alla base della “dieta mediterranea” e che debbono essere consumati. L’unico problema è la quantità di quello che si mangia; i consumatori dovrebbero essere  consapevoli della  necessità di condurre stili di vita basati su una dieta equilibrata e sul movimento fisico ricordando che per un uomo il numero di kcalorie da consumare quotidianamente dovrebbe essere di circa 2000 e per una donna di circa 1800.

In conclusione si può affermare che l’adozione di misure restrittive quali i semafori, i bollini più o meno colorati, la tassazione degli alimenti “zuccherati” non risolve il problema dello zucchero “aggiunto” che, probabilmente, è sopravalutato.

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