Vino blu: voi lo berreste?

Il vino è frutto della fermentazione degli zuccheri della vite ed è costituito tra circa 85 -90 % di acqua, tra il 10-15 % di alcol etilico e quantità molto più basse di altre sostanze quali zuccheri, sali minerali, vitamine, “antiossidanti”, aromi, coloranti naturali. La percentuale dei diversi componenti dipende dalla varietà dell’uva, dal suo grado di maturazione, dalla concentrazione originale di zuccheri, dai ceppi di lieviti utilizzati per la fermentazione, dalle tecniche di vinificazione, dai recipienti in cui viene fatto  “maturare” il vino, dai tempi di conservazione ed altri dettagli di tecniche di conservazione che portano alla produzione di un numero incredibile di vini bianchi, rossi, rosati, dolci, secchi, con o senza bollicine.

Esistono poi bevande derivate dal vino, più o meno aromatizzate, con un contenuto alcolico molto variabile e che vanno a costituire la grande varietà degli “aperitivi”.

Recentemente in Spagna è stato inventato un vino “blu” che sembra stia riscuotendo un grande successo tra i consumatori. Risulta che il suo costo si aggiri intorno a 10 euro a bottiglia.  In Spagna si può acquistare al dettaglio, ma è disponibile anche sul mercato elettronico.

Di cosa si tratta?

E’ un comune vino al quale sono stati aggiunti dei coloranti naturali, antociani e indigotina, che conferiscono il  caratteristico colore. In questa nuova bevanda sono presenti anche degli edulcoranti che probabilmente sono aggiunti per migliorarne le qualità organolettiche. Il contenuto di alcol e delle altre sostanze (sali minerali, vitamine, antiossidanti, ecc.) dovrebbero restare invariate.

Probabilmente non si tratta di un prodotto di elevato pregio enologico e difficilmente supererebbe l’esame di qualsiasi sommelier, ma agli inventori questo potrebbe interessare poco; l’obiettivo è di riuscire a venderne la maggiore quantità possibile.

Anche se probabilmente è stato trovato il modo di riuscire a chiamare il prodotto semplicemente “vino” possono esserci seri dubbi in merito, in quanto le sostanze aggiunte sono classificate tra gli additivi alimentari, ma il loro impiego nel vino non è consueto.

Come accennato quello che rimane inalterato è il contenuto in alcol; il colore particolare e il sapore probabilmente gradevole a molti, potrebbe indurre a consumarne qualche bicchiere di troppo con conseguenze non troppo positive per la salute.

Sarà forse per l’età che mi porta ad essere classificato tra i “diversamente giovani”, ma il mio suggerimento è quello di bere con estrema moderazione del buon vino con colori e sapori tradizionali, accostandolo al cibo di cui la nostra cucina è particolarmente prodiga.  Diffiderei quindi da formule innovative, probabilmente gradevoli al palato, ma ingannevoli per la salute e forse anche per il portafoglio.

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