Zecche: cosa fare se si viene morsi?

Le zecche sono degli artropodi ectoparassiti “ematofagi”, appartenenti alla classe degli arachnidi (come gli acari, i ragni e gli scorpioni). Sono diffuse nell’ambiente e si trovano in luoghi freschi, umidi riparati e protetti quali gli anfratti, le foglie della vegetazione fitta, le screpolature dei muri. Quando vengono a trovarsi in prossimità di un animale si lasciano cadere sulla sua pelle dove si “attaccano” con un “rostro” e cominciano a succhiare il sangue indispensabile per la loro sopravvivenza. Dopo aver “mangiato” abbandonano l’animale ospite per concludere il loro ciclo vitale.

Se gli animali parassitati sono ammalati, le zecche insieme al sangue possono ingerire i microrganismi patogeni (protozoi, batteri e virus) e divenire “veicolo” di trasmissione ad altri animali e anche all’uomo che dovessero essere successivamente “aggrediti”.

In Italia quelle maggiormente diffuse sono Ixodes ricinus (la zecca dei boschi) e Rhipicephalus sanguineus (la zecca del cane), ma raramente anche  Hyalomma marginatum e Dermacentor reticulatus.

Il “morso” delle zecche “sane” non ha conseguenze per la salute, ma quello delle zecche “infette” può provocare delle malattie. Quelle umane che si possono contrarre in Italia sono la “meningoencefalite” da zecche, provocata da un virus, la malattia di Lyme o borreliosi, la rickettsiosi, la tularemia e l’ehrlichiosi che invece sono provocate da batteri.

La meningoencefalite, che è la malattia potenzialmente più pericolosa, ha generalmente un periodo di incubazione di circa una settima che eccezionalmente può protrarsi fino a un mese. In un primo tempo si manifestano sintomi aspecifici (febbre, affaticamento, cefalee, dolori muscolari). Solo in un secondo tempo possono manifestarsi sintomi neurologici (meningiti, infiammazioni neurologiche, paresi). Nella quasi totalità dei casi la malattia ha un esito benigno e soltanto in circa l’1% dei casi si possono avere conseguenze molto gravi.

Le altre malattie batteriche si possono curare facilmente con il ricorso ad antibiotici che, ovviamente, vanno assunti soltanto in presenza delle malattia diagnosticata dal medico.

Non si consiglia di assumere antibiotici a scopo preventivo anche perché potrebbero mascherare alcuni sintomi e rendere più difficile una eventuale diagnosi medica.

Quali precauzioni.

La precauzione più importante è ovviamente quella di evitare le occasioni in cui si può essere “attaccati” dalle zecche e quindi evitare i luoghi in cui possono annidarsi e nel caso si fanno escursioni in boschi, luoghi freschi, ecc., è bene coprirsi adeguatamente per non lasciare spazi liberi (gambe e braccia soprattutto) ai parassiti.

Particolare attenzione deve esser dedicata ai nostri animali da compagnia, sia controllando il loro stato di salute, sia sottoponendoli a trattamenti antiparassitari per allontanare le zecche.

Cosa fare se si viene morsi.

La prima cosa da fare è di rimuovere nel più breve tempo possibile la zecca utilizzando pinzette e guanti cercando di evitarle dei traumi che potrebbero favorire il propagarsi dell’infezione.

La zona colpita deve essere lavata e disinfettata e la zecca bruciata.

Questa nota è stata in parte ricavata da quanto riportato nel sito Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità cui si rimanda per informazioni più dettagliate http://www.epicentro.iss.it/problemi/zecche/zecche.asp

Anche la Regione Emilia Romagna ho pubblicato un ottimo documento che può essere richiesto a wopavan@racine.ra.it  

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4 Risposte su Zecche: cosa fare se si viene morsi?

  1. Giovanni Bravin ha detto:

    Integrazione: le zecche proliferano anche in prati erbosi, esposti al sole, almeno in Friuli V.G.
    Esiste un vaccino, ma per avere una copertura efficace occorrono tre anni, tra prima iniezione e successivi richiami.

  2. Walter Oscar Pavan ha detto:

    La copertura vaccinale completa contro la Meningo Encefalite da zecche (nota come TBE o FSME) si ha al max dopo 15 mesi. Sono i richiami che vanno fatti al terzo anno dopo la terza vaccinazione del ciclo primario. Questo lo schema vaccinale: 0; 1-3 mesi primo richiamo; 5-12 mesi dalla seconda secondo richiamo; richiamo al 3° anno dopo la terza dose; richiami successivi ogni 3 o 5 anni. Per la Borreliosi di Lyme è fondamentale l’osservazione per un periodo di 30-40 giorni dell’area cutanea dove è avvenuta la puntura per cogliere l’insorgenza del segno clinico tipico cioé l’Eritema Migrante. Per estrarre la zecca evitare assolutamente di applicare qualsivoglia sostanza sopra di essa ma utilizzare solo pinzette a punte sottili afferrando la zecca “per la testa”, cioé il più vicino possibile al piano cutaneo, e tirando verso l’alto senza fare nessuna rotazione. Disponibile il materiale divulgativo in PDF del Centro di Riferimento Regionale per la Borreliosi di Lyme – Regione Emilia-Romagna scrivendo a wopavan@racine.ra.it

    • Agostino Macrì ha detto:

      Grazie molto per le precisazioni. Conosco l’ottimo materiale divulgativo della Regione Emilia Romagna e anche quello prodotto da altri Enti.Per brevità ho cercato di riassumere e ovviamente diverse cose non le ho scritte come, ad esempio, del rischio della trasmissione della malattia per via alimentare.Invito comunque tutti gli interessati a farle richiesta del materiale.

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