Coronavirus cinese: cosa c’è da sapere

Come già riportato ed amplificato giornalmente anche dai mass media, a fine dicembre 2019 è stata segnalata in Cina, nella regione di Wuhan, una nuova malattia respiratoria acuta (polmonite) clinicamente simile alla SARS ed altre virosi respiratorie. La causa della malattia è stata  identificata dai ricercatori cinesi in un nuovo Coronavirus, denominato 2019- nCoV, della stessa famiglia ma distinto da quello che ha causato la SARS. L’epidemia si sta rapidamente diffondendo in Cina, con casi anche in altre nazioni asiatiche e negli ultimi giorni della scorsa settimana sono stati riportati anche alcuni casi  in USA ed in Francia. Ad oggi, 26 gennaio 2020, sono più di mille i soggetti affetti dal virus, con una mortalità valutata attorno al 4%. La   maggioranza dei casi di malattia riguardano soggetti residenti a Wuhan, zone limitrofe o visitatori e molti di essi sono anziani con altre gravi malattie pre-esistenti all’infezione virale. Le indagini fatte da epidemiologi cinesi suggeriscono, ma non provano, che l’origine dell’infezione sia da attribuirsi al contatto con animali presenti in un mercato alimentare, in particolare del pesce, molto frequentato a Wuhan, dove sono liberamente venduti ed in parte usati per l’alimentazione animale ed umana vari altri animali compresi pipistrelli , rane e serpenti. Le prime analisi delle sequenze del genoma virale di questo nuovo Coronavirus isolato dall’uomo dimostrano la sua stretta somiglianza con il coronavirus dei pipistrelli e la sua differenza con quello della SARS. In una pubblicazione di ricercatori cinesi, pochi giorni fa sul Journal of Medical Virology  viene sostenuto che l’ospite intermedio fra pipistrello ed uomo è stato un certa specie di serpente e che  sia questo l’animale da cui si  è  originata l’infezione umana.

Problematiche aperte

Mentre è chiaro che si tratta di una nuova epidemia a partenza zoonotica ed  origine in Cina, esattamente, come l’influenza aviaria nel 1997 e la  SARS nel 2003, , ci sono  al momento vari  punti critici e dubbi su vari importanti aspetti  di grande rilevanza per il controllo della malattia, che devono ancora essere chiariti: 

1.L’indicazione del serpente come anello di trasmissione dal virus all’uomo rimane incerta anche perché la presenza di coronavirus in serpenti è messa in dubbio da molti ricercatori fuori dalla Cina e i ricercatori cinesi non hanno documentato la presenza del 2019nCoV nel serpente ma hanno solo dedotto questa possibilità da alcune particolari caratteristiche genetiche del virus e del serpente. In conclusione, che si tratti di zoonosi è probabile ma non certo e quale sia l’animale di trasmissione all’uomo rimane non stabilito.

2.La domanda che tutti si fanno: quanto è aggressivo questo virus, qual è la velocità di trasmissione all’uomo e quanta la mortalità? Chiaramente uscirne adesso con certe cifre è prematuro perché l’epidemia è alle fasi iniziali. Tuttavia tutti i dati raccolti finora stimano una letalità in Cina nel range 4-5%, con  prevalenza di soggetti anziani con altre patologie croniche. Se questi fossero i dati finali, chiaramente questo nuovo virus sarebbe meno pericoloso di quello dell’epidemia di SARS 

3.Il più serio problema per il contenimento di questa epidemia è sapere quale sia il livello della trasmissione interumana? I ricercatori cinesi dicono di averla dimostrata ma i livelli di diffusione dell’epidemia fuori dalla Cina sono ancora scarsi ed impediscono di confermare attualmente che la trasmissione interumana al difuori della Cina abbia una qualche consistenza. I numeri che girano circa il fattore riproduttivo della trasmissione ballano a attorno 2, ed è richiesto un contatto stretto. Vuol dire che una persona infetta ne infetta un paio molto vicini o che usano gli stessi oggetti ( ad esempio una posata). Se sono veri, non sono numeri che possano sostenere un’ampia epidemia globale ( basta paragonare, giusto ad esempio,  con il fattore riproduttivo del morbillo che sta fra 18 e 20, che vuol dire che ogni morbilloso ne infetta altre 18 o 20).. Anche per questo motivo l’Organizzazione mondiale della Sanità non ha proclamato finora l’allerta per una epidemia globale. Tuttavia, dobbiamo riconoscere che l’epidemia potrebbe essere solo all’inizio ed i numeri potrebbero cambiare. In un paper pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet si sostiene la possibilità che il virus possa essere trasmesso anche da persone infette ma senza apparenti sintomi. Se fosse confermata, questo cambierebbe in peggio lo scenario perché oggi vengono isolati solo i soggetti sintomatici.

In conclusione, sappiamo ancora poco di questo nuovo coronavirus e dell’epidemia. ‘E più che giusto essere attenti e preparati ad affrontarla anche nel peggiore possibile scenario ma l’allarmismo non ha alcuna giustificazione. Troppe sono le cose ancora da scoprire per  prevedere come andrà l’epidemia, se essa diventerà davvero una pandemia e come il virus si comporterà al di fuori dell’ambiente e dei costumi di vita ed alimentari del popolo cinese. Quello che va detto è che i ricercatori cinesi hanno mostrato in questa evenienza una capacità scientifica elevata ed uno spirito di collaborazione con le Autorità sanitaria internazionali davvero encomiabili, ed a questa collaborazione internazionale si potrà fare riferimento con fiducia quale che sia la futura evoluzione di questa nuova e sorprendente epidemia. Anche se sappiamo ancora poco, un corretto principio di precauzione richiede che tutti  siano preparati anche ad una evoluzione per così dire “maligna” dell’epidemia compresa la possibilità evidenziata in alcune recentissime ricerche cliniche che  l’infezione possa essere trasmessa anche da soggetti asintomatici. Nella fase attuale,  diagnosi , isolamento ed identificazione di tutti i contatti di un caso confermato sono le misure standard raccomandate dall’OMS e già correntemente applicate nel nostro Paese.

AGGIORNAMENTO DEL 29 GENNAIO 2020: in accordo con le conclusioni circa le tante cose che ancora non sappiamo,  alcuni dati pubblicati recentissimamente da  ricercatori cinesi fanno sorgere dubbi nella comunità scientifica che l’epidemia sia davvero iniziata nel mercato di Wuhan perché troppi soggetti hanno preso la malattia da 2020n.CoV senza aver messo piede  in detto mercato! La situazione è assai fluida, i casi sono in aumento e l’OMS ha dichiarato l’emergenza globale due giorni fa, ma , ripeto, bisognerà attendere notizie e dati di ricerche fatte bene per saperne di più sull’origine della malattia e la sua evoluzione.

Prof. Antonio Cassone
Polo della genomica, genetica e biologia, Università di Perugia/Siena
Membro dell’American Academy of Microbiology

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