La questione delle etichette sulle bevande alcoliche

La notizia che l’Irlanda voglia mettere sulle bottiglie delle bevande alcoliche (dalla birra fino ai superalcolici) un’avvertenza di pericolo (come già avviene per le sigarette) ha destato molta preoccupazione nel mondo vitivinicolo italiano. Si teme infatti che se una dizione del genere dovesse divenire obbligatoria, potrebbe provocare una importante contrazione dei consumi con rilevanti ricadute sulle esportazioni.
Al momento attuale l’unica avvertenza di pericolo riguarda il divieto di consumo di alcol durante la gravidanza che è riportato nelle bottiglie di birra e di vino di diverse marche. Cerchiamo di fare chiarezza.

Cos’è l’alcol

L’alcol è una sostanza naturale che deriva dalla fermentazione degli zuccheri in ambiente acquoso operata da alcuni lieviti. A seconda della matrice in cui si trovano gli zuccheri, abbiamo diversi tipi di bevande: con l’uva si ottiene il vino, con le mele il sidro, con il riso il  sakè, con i cereali la birra. Queste bevande hanno diverse concentrazioni di alcol (gradi) che vanno dal 3-4 % di alcune birre fino al 15-16 % dei vini liquorosi.

L’alcol può essere separato mediante distillazione ottenendo delle bevande chiamate superalcolici come la grappa in cui la percentuale di alcol e dell’ordine del 40%.

Effetti dell’alcol assunto come bevanda

Una volta assunto, l’alcol viene assorbito rapidamente e si diffonde per tutto l’organismo, compreso il sistema nervoso centrale, provocando reazioni che vanno da una semplice piacevole ebbrezza  alla ubriacatura passando per diversi stadi in funzione della quantità di alcol assunto.

Dosi importanti possono provocare alterazioni della vista, dell’udito, perdita di lucidità, scarsa reattività agli stimoli. Si tratta generalmente di fenomeni transitori perché il nostro organismo possiede l’enzima alcol deidrogenasi (ADH) che di fatto trasforma l’alcol in prodotti che non interferiscono con il sistema nervoso. Il livello di ADH varia in funzione dello stato fisiologico dei singoli individui ed è anche correlato allo stato ormonale. Nelle donne aumenta dopo la menopausa quando cala il livello di estrogeni, mentre negli uomini anziani cala quando diminuisce il testosterone.

L’aspetto sicuramente più grave è quello del consumo delle bevande alcoliche in gravidanza. L’alcol riesce a superare la barriera placentare e raggiungere il feto che non possiede l’ADH; esso rimane quindi inalterato nei tessuti fetali e può condizionare lo sviluppo del sistema nervoso con conseguenze anche gravi sul nascituro. Proprio per questo motivo dovrebbe essere rigorosamente vietato l’uso di bevande alcoliche in gravidanza.

Alcol e tumori

Lo IARC (Agenzia Internazionale sul Cancro), che è la struttura scientifica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), ha classificato l’alcol nel Gruppo 1 che comprende le sostanze cancerogene certe come l’amianto, il fumo del tabacco e le radiazioni. La decisione di questa classificazione è stata presa sulla base di dati scientifici che dimostrano la possibilità dell’alcol etilico di provocare sette diversi tipi di tumori di cui i più frequenti sono quelli del seno e intestinali.

Il WHO nell’illustrare le valutazioni dello IARC, precisa che non esistono dati scientifici che possono consentire di definire una dose di alcol priva di pericoli; quindi, si deve ritenere cha anche modeste assunzioni possono comportare dei rischi.

Il WHO ha anche affermato che non esistono prove scientifiche certe che l’assunzione di modiche quantità di alcol possa apportare benefici per il nostro organismo.

La dottoressa Ferreira-Borges del WHO sostiene che è necessario informare correttamente i consumatori dei pericoli legati al consumo dell’alcol e suggerisce una etichettatura simile a quella adottata per i prodotti da fumo a base di tabacco. 

Benefici derivanti dal vino

A parte il momentaneo senso di benessere e il piacere della convivialità nel bere un bicchiere di vino, sono molti a sostenere che il consumo di modiche quantità di vino comporti vari benefici per la nostra salute e ci sono vari studi che sembrerebbero dimostrarlo. Si parla spesso del “paradosso francese” da cui risulterebbe che il consumo di vino rosso riduce il rischio di malattie cardiovascolari e della dieta mediterranea dove è incluso il consumo di vino. Queste affermazioni però non sono condivise da molti ricercatori che le ritengono non sufficientemente suffragate da prove scientifiche.

Nel vino sono presenti varie sostanze che possono avere effetti positivi come gli antiossidanti (polifenoli, tannini, quercetina) e alcune vitamine (A, del gruppo B, K). Tra queste il resveratrolo è ritenuto come particolarmente efficace anche come antivirale.

Le proprietà benefiche di queste sostanze tal quali sono state dimostrate con studi scientifici, ma la loro concentrazione nel vino é molto modesta per cui per assumere le quantità necessarie per ottenere i benefici bisognerebbe bere alcuni litri di vino e, ovviamente, i danni provocati dall’alcol sarebbero devastanti. Eppure  basterebbe mangiare qualche etto di frutti di bosco per avere buone quantità di resveratrolo senza ubriacarsi.

Nonostante ciò, ci sono “esperti” che si azzardano a sostenere il ruolo positivo del vino nella prevenzione e addirittura nella cura del Covid 19.

Consumi di bevande alcoliche in Italia e conseguenze per la salute pubblica

La maggioranza della popolazione italiana consuma frequentemente bevande alcoliche e tra queste di vino se ne bevono circa 40 litri pro-capite annui e circa 38 di birra. Le altre bevande (aperitivi, amari, superalcolici) sono consumate in misura minore.

Secondo il Ministro della Salute (Relazione al Parlamento sull’alcol del 2020) i consumatori a rischio sono 8.6 milioni. Altre informazioni si trovano nel libro “Epidemia Invisibile” di M. Ceccanti da cui risulta che le persone seriamente ammalate sono almeno 1,5 milioni di cui 64.500 sono alcolisti; il costo della loro assistenza e cura è di circa sette miliardi di euro. Nel 2020 circa 30.000 persone sono dovute ricorrere ai Pronto Soccorso e  le dismissioni ospedaliere di persone curate per malattie derivanti dal consumo di bevande alcoliche sono state circa 40.000. I costi per i danni “sociali” ammonterebbero a circa 20 – 25 miliardi di euro annui.

Oltre ai danni diretti ci sono quelli indiretti come quelli degli incidenti stradali di cui l’alcol risulta essere responsabile almeno nel 10 % dei casi.

Impatto economico del vino in Italia

Come detto in apertura di questo articolo, le misure proposte dall’Irlanda hanno sollevato forti preoccupazioni negli operatori del settore vinicolo italiano che vede minacciati i propri interessi. Dai dati dell’ISMEA, risulta che il fatturato del settore vinicolo italiano nel 2021 è stato di 13 miliardi di euro con una produzione di 50 milioni di ettolitri da parte di circa 310.000 imprese.

Il settore occupa circa 1,2 milione di persone.

Buona parte del vino (pari a oltre 7 miliardi di euro) viene esportato e rappresenta il 14 % dell’export totale dei prodotti agroalimentari italiani.

Si tratta quindi di un settore molto importante per la nostra economia che però dovrebbe essere messo a confronto con le spese sostenute dal Servizio Sanitario Nazionale.

La produzione e il commercio delle bevande alcoliche comporta il pagamento di tasse al nostro Erario la cui entità finanziaria non è stata possibile identificare. È però interessante segnalare che negli Stati Uniti è stato valutato che per ogni dollaro incassato con le tasse sugli alcolici, lo Stato ne spende otto prevalentemente per l’assistenza sanitaria.

Conclusioni sull’etichetta sulle bevande alcoliche

Indipendentemente dagli importanti interessi economici, il consumo di bevande alcoliche comporta dei rischi per la salute pubblica e i cittadini debbono essere informati in modo adeguato.

Il Regolamento UE 1169/2011 riguardante le “Informazioni ai Consumatori” meglio noto come “Regolamento sulla etichettatura”, prevede l’emanazione di norme sulla etichetta nutrizionale delle bevande alcoliche entro il 2015, ma ancora non risulta che questo sia avvenuto.

Bisognerebbe evitare “fughe” in avanti come quelle dell’Irlanda che probabilmente non risolvono il problema anche perché non sono applicate in tutta la UE.

Si tratta invece di informare correttamente i cittadini sui rischi legati ai consumi elevati di bevande alcoliche e magari invitare i tanti esperti a moderare i giudizi positivi soprattutto del vino.

Sarebbe opportuno che la Commissione della UE affrontasse con decisione il problema delle etichette nutrizionali delle bevande alcoliche evitando di dovere concedere autorizzazioni a singoli Paesi che, in assenza di disposizioni comunitarie, si sentono autorizzate ad agire in modo autonomo e probabilmente con scarsa efficacia.

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