Covid-19 e il caso dei visoni

E’ ormai accertato che il Covid-19 è una zoonosi, ovvero una malattia trasmessa dagli animali (pipistrelli e/o pangolino) all’uomo. Non sempre si parla però del cammino inverso, in altre parole la trasmissione delle malattie dall’uomo agli animali. Questo fenomeno si è verificato in alcuni allevamenti di visoni (per la produzione di pelli da utilizzare in pellicceria) in cui gli animali sono stati contagiati dal personale che li accudiva.

Nelle condizioni di allevamento intensivo gli animali vivono a stretto contatto tra loro e quindi c’è stata un’ampia diffusione della malattia.  In sei Paesi (Olanda, Danimarca, Spagna, Svezia, USA e anche l’Italia) ci sono stati degli allevamenti di visoni infetti.

In funzione della gravità della situazione sono state intraprese misure anche drastiche per contenere la malattia; oltre a mettere in quarantena le persone che sono state a contatto con gli animali, si è proceduto allo “stamping out” ovvero all’abbattimento e alla distruzione dei visoni presenti negli allevamenti “infetti” (soltanto in Danimarca sono stati eliminati 17 milioni di visoni).

La necessità di attivare radicali misure di eradicazione è legata anche al fatto che nei visoni il virus si è modificato e che il nuovo virus ha contagiato alcune persone. Non si conosce ancora con precisione la pericolosità del nuovo virus, ma si teme che possa rendere meno efficace l’azione dei futuri vaccini anticovid.

Si tratta d’ipotesi attentamente tenuta in considerazione dagli organismi sanitari internazionali e in particolare dall’Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS)  e dall’Office International des Epizooties (OIE).

Quest’ultimo, sulla base dei dati scientifici sinora disponibili, ha valutato i rischi “zoonotici” del Covid 19 e proprio nei giorni scorsi ha pubblicato un interessante documento di cui si sintetizzano le principali conclusioni:
a) per i visoni c’è un elevato rischio di trasmissione della malattia dall’uomo agli animali. Molto elevato è il rischio tra gli animali. E’ invece minore il pericolo tra visoni e uomo.

  1.  i Procioni (anch’essi allevati per la produzione di pellicce) trattati sperimentalmente si ammalano, ma non sono molto infettivi.
  2.  nei conigli c’è scarsa possibilità di trasmissione tra gli animali e ovviamente i pericoli per l’uomo sembrano essere trascurabili.
  3. la stessa cosa si può dire per i suini e per i polli
  4.  i nostri animali da compagnia (cani e gatti) possono infettarsi dalle persone ammalate e anche eventualmente dai visoni ammalati. Tuttavia il pericolo che ritrasmettano la malattia all’uomo è ritenuta trascurabile.

(per approfondimenti si suggerisce la lettura del Draft  “Guidance on working with farmed animals of species susceptible to infection with SARS-CoV-2”  dell’OIE pubblicata il 5.11.2020”)

Sulla base delle informazioni attualmente disponibili possiamo quindi concludere che gli animali possono contrarre la malattia dall’uomo, ma che soltanto i visoni possono ritrasmetterla all’uomo.

Le drastiche misure adottate con l’uccisione di milioni di visoni hanno pesanti ripercussioni economiche, ma salvaguardano la salute delle persone e anche quella di altri animali.

Non ci sono pericoli dal consumo di nessun tipo di carne, né di uova, né di latte.

Ricordiamo infine di tutelare i nostri cani e gatti che possono ammalarsi, anche se poi non rappresentano un pericolo per noi esseri umani.

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3 Risposte su Covid-19 e il caso dei visoni

  1. Agostino Macrì ha detto:

    Gli interessi economici purtroppo spesso non tengono conto di quelli etici. Proprio grazie alla tutela dei profitti esiste lo sfruttamento dei lavoro minorile e delle persone disagiate, la deforestazione indiscriminata, l’uccisione di animali selvatici anche a rischio di estinzione, il consumo alimentare dei cani e tante altre nefandezzei. Nel caso dei visoni è comunque certo che diverse migliaia di persone resteranno senza lavoro.

  2. Angelo Mango ha detto:

    Buongiorno,
    colgo l’occasione per far notare un fatto che sembra sfuggire alle autorità sanitarie, ed in particolare ai virologi.
    Il ceppo virale del Covid19 rilavato nei visoni è stato presumibilmente trasmesso loro dall’uomo, quindi si trattava del Covid19 che da un anno o più cerca di adattarsi all’uomo, cerca cioè di imparare come infettarci e farci ammalare. Dal momento in cui si è trovato a circolare nel visoni il Covid19 umano ha dovuto iniziare un processo di riadattamento ad una nuova specie, i visoni appunto, cioè ha iniziato a modificarsi geneticamente, ed è per questo che risulta mutato rispetto a quello umano di provenienza.
    Di conseguenza il Covid19 mutato circolante nei visoni quasi certamente non è più in grado di far ammalare gli umani, di cui non si ricorda più nemmeno che faccia hanno e al momento non rappresentano per lui una priorità biologica di sopravvivenza. Questo Covid dei visoni per farci ammalare di nuovo dovrebbe riadattarsi alla specie umana, e ciò richiede tempo, e se anche ci riuscisse tornerebbe probabilmente ad essere il buon vecchio covid che conosciamo già, considerando la sua struttura biologico/genetica di base.
    Conclusione:
    sopprimere in questo momento gli animali di qualsiasi specie che vivono a contatto con l’uomo non solo è un’insensata crudeltà, ma e anche scientificamente stupido ed inutile, come spero di aver dimostrato,
    grazie a tutti per la cortese attenzione
    ciao ciao

    • Agostino Macrì ha detto:

      La soppressione degli animali non è una misura per proteggere l’uomo, ma si tratta di evitare la diffusione della malattia ad altri animali.Si tratta di una tecnico di prevenzione che si attua quando una malattia infettiva fa il suo ingresso in un allevamento. Basti pensare che in Cina per evitare la diffusione della peste suina africana sono stati abbattuti circa 80 milioni di animali. Misure analoghe sono state attuate in Italia per debellare l’influenza aviaria, l’afta epizootica, la brucellosi, il carbonchio ematico ecc. Sono misure molto costose, ma efficaci e scientificamente corrette.

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