Biossido di titanio: è nei guai?

Lo scorso 6 maggio l’EFSA (Autorità Alimentare Europea) ha pubblicato il suo parere in merito al biossido di titanio (BT) e ha concluso che il suo impiego come additivo alimentare non è sicuro. Ricordiamo che l’EFSA produce pareri scientifici che informano le scelte dei decisori politici: la decisione finale sul destino del BT è di esclusiva competenza della Commisione europea e dei paesi membri.

Il parere ha avuto ampia risonanza nell’opinione pubblica e ha anche sollevato delle preoccupazioni: è quindi importante capire le motivazioni che hanno portato l’’EFSA a emanare il parere.

Il BT è un composto chimico che trova utilizzazione industriale soprattutto nelle vernici,  in alcuni cosmetici, nei farmaci, nei dentifrici e anche come additivo alimentare. In tutti i casi ha lo scopo di rendere bianchi i prodotti in cui viene usato.

Vi è un ampio numero di alimenti in cui trova impiego come additivo (speriamo ancora per poco tempo), fra i quali i dolciumi, come i confetti, i chewing gum, alcune salse e alcuni formaggi. Il suo impiego è riportato nelle etichette  con la sigla E171.

L’EFSA in precedenza (2016) aveva formulato un parere favorevole all’uso del BT ma aveva raccomandato studi ulteriori per colmare importanti lacune conoscitive. Gli organismi scientifici di alcuni paesi membri avevano successivamente prodotto pareri che evidenziavano rischi e la Francia ne aveva vietato l’utilizzo sul mercato nazionale.  La preoccupazione generata dai nuovi studi tossicologici ha indotto la Commissione europea a chiedere all’EFSA una nuova valutazione del rischio.

Il Gruppo di esperti che si è occupato della nuova valutazione ha esaminato la letteratura scientifica disponibile e, fra migliaia di studi, ha selezionato quelli con dati di qualità e quindi maggiormente attendibili.

Un dato da evidenziare immediatamente è che gli studi scientifici sono stati condotti sia sul BT realmente impiegato come additivo alimentare sia sul BT in forma di nanomateriale. E’ infatti importante sottolineare che nel BT utilizzato circa il 50 % del prodotto si trova  sotto forma di “nanoparticelle”. Come è noto le nanoparticelle hanno dimensioni inferiori  a 100 nanometri (tanto per dare un’idea di tratta di circa un millesimo del diametro di un capello). Le nanoparticelle hanno quindi  la possibilità di introdursi nelle cellule e andare a interferire con i processi fisiologici endocellulari.

Il complesso delle informazioni scientifiche disponibili, provenienti da studi su animali da laboratorio, ha dimostrato che il BT  può provocare effetti negativi di natura infiammatoria, sul sistema immunitario, su quello nervoso ed anche cambiamenti nel rivestimento del colon e del retto che possono evolvere, nel tempo, in cancro.

Per gli effetti sopra menzionati si potrebbe tentare di definire una “dose senza effetto” ed indicare le quantità della sostanza che si può assumere senza rischi per la salute (DGA – Dose Giornaliera Accettabile).

Tuttavia, gli esperti dell’EFSA hanno esaminato anche i risultati degli studi di genotossicità ed è risultato che il BT è in grado di danneggiare il patrimonio genetico cellulare  e quindi essere genotossico, per cui non è possibile identificare una soglia di “accettabilità”. E’ infatti ampiamente noto  che le sostanze genotossiche sono potenzialmente cancerogene e quindi la loro utilizzazione come additivi alimentari non è consentita. Di conseguenza il BT è stato quindi ritenuto non più sicuro per il suo uso quale additivo alimentare.

 

Gli effetti tossici e genotossici dovuti alla presenza di nanoparticelle, quelle più dotate della capacità di penetrare nelle cellule, rappresentano un dato estremamente importante. Questa evidenza sarà  sicuramente tenuta presente nella valutazione di nanomateriali che dovessero essere assunti con gli alimenti e può condizionare la rivalutazione di altri additivi contenenti nanoparticelle.

 

Come comportarsi.

Con ogni probabilità l’UE metterà presto al bando il BT come additivo alimentare. L’industria, avendo sentore del provvedimento, si è già attivata per proprio conto e negli alimenti che troviamo in commercio il BT è meno frequente di un tempo.

E’ assai probabile che gli alimenti “interessati” vengano presto tolti dal commercio.

In ogni caso è opportuno controllare le etichette degli alimenti che acquistiamo e verificare la presenza o meno dell’E171: questo lascia a ciascuno di noi la libertà di decidere se evitarne il consumo.

Il Biossido di Titanio come additivo alimentare è effettivamente nei guai; noi tutti fortunatamente saremo invece maggiormente protetti.

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commenti

4 Risposte su Biossido di titanio: è nei guai?

  1. luigiR ha detto:

    il biossido di titanio, purtroppo, è presente anche in numerosi medicinali, che in regime di terapia o mantenimento, si è costretti ad assumere. si realizza così il paradosso di doversi curare con delle sostanze che invece causano altri e gravi problemi!

  2. ROSALBA TETTAMANTI ha detto:

    Sono una consumatrice di confetti, ne mangio dai 3 a 5 al giorno se non di più. Mi devo preoccupare e devo buttare tutta la scatola appena iniziata?

    • Agostino Macrì ha detto:

      Il parere dell’EFSA si basa su alcuni studi scientifici condotti prevalentemente in viro. Non ci sono evidenze di danni sulle persone che hanno consumato quantità anche importanti di biossido di titanio nella forma di nanoparticelle. In ogni caso a titolo puramente precauzionale probabilmente verrà applicato il principio di precauzione che porterà al divieto di utilizzazione del BT. Per il futuro è opportuno che consumi confetti senza BT, ma senza eccessive preoccupazioni.

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