Il dilemma dei sacchetti di plastica per la frutta e la verdura

L’uso dei sacchetti di plastica in cui riporre la frutta e la verdura prima di essere pesati, soprattutto nei supermercati, risponde a precise esigenze igieniche che tutelano la sicurezza degli alimenti. Esiste però il problema del possibile impatto ambientale dei sacchetti di plastica e, per evitare sprechi, l’Unione Europea ha prescritto che i sacchetti di plastica debbano essere biodegradabili e di responsabilizzare i consumatori facendoli pagare di tasca propria.

Pur essendo il costo del sacchetto molto modesto, nel nostro Paese si è scatenata una furiosa polemica per difendere il diritto del consumatore a utilizzare il contenitore che preferisce.

Per dirimere la questione è stato necessario ricorrere al Consiglio di Stato il quale ha stabilito che esiste la libertà di portarsi il sacchetto da casa.

Una volta stabilito il principio giuridico il “cerino” è passato al Ministero della Salute che lo scorso 27 aprile ha dovuto emanare una circolare esplicativa in proposito.

Nonostante l’apparente semplicità, la questione è molto complessa. E’ stato infatti necessario definire le caratteristiche degli “involucri” che si possono portare da casa in modo da rispettare le misure igieniche e ambientali. Devono essere “puliti” e monouso e praticamente identici a quelli che gli esercizi commerciali mettono a disposizione.

Il problema più serio è tuttavia rappresentato dai controlli che devono essere effettuati sulla “congruità” dei sacchetti “casalinghi”. La nota del Ministero richiama la normativa nazionale e comunitaria che, sostanzialmente, affida agli esercizi commerciali la responsabilità della sicurezza degli alimenti che mette in vendita. In parole semplici il personale del supermercato dovrà verificare che gli “shopper” portati da casa siano puliti e biodegradabili.

Se qualche cliente si presenta alla cassa con sacchetti pieni di frutta o verdura non conformi dovrebbe quindi essere respinto. E’ facile immaginare quali possano essere le conseguenze.

Ma non finisce qui. Esiste, infatti, anche il problema del peso. Negli esercizi commerciali, le bilance su cui sono pesate frutta e verdura sono tarate e in pratica il peso del sacchetto, che è sempre lo stesso (4 – 6  grammi), viene sottratto e quello che compare è il peso netto. Il peso del sacchetto portato da casa può variare e si può avere una misurazione non corretta, magari a sfavore dell’acquirente. Per risolvere il problema, il Ministero della Salute dovrà coinvolgere il competente Ministero dello Sviluppo Economico che probabilmente riuscirà a sbrogliare anche questa complicata matassa.

Tutto quanto avvenuto e che dovrà avvenire ha comportato e comporterà dei costi per il coinvolgimento di personale tecnico e amministrativo di alto livello; forse con quei soldi sarebbe potuto fare qualcosa di più utile per tutti noi.

Tutto il lavoro svolto ha comunque permesso di stabilire il principio che nei supermercati e negli esercizi commerciali con organizzazioni analoghe per il peso della frutta e la verdura, i sacchetti si possono portare da casa. I vantaggi sia per i singoli cittadini, sia per la collettività sembrano però essere molto dubbi.

Non si può infine ignorare che la frutta e la verdura possono essere acquistati in esercizi commerciali (mercati rionali, frutterie più o meno all’ingrosso, agricoltori, rivenditori a km zero, ecc.) dove alle volte la merce si trova in cassette poste sui marciapiedi delle strade, i gestori mettono a disposizione dei sacchetti di plastica la cui “biodegrabilità” e quanto meno sospetta, in uno stesso sacchetto (che viene ceduto gratuitamente e quindi non si deve portare da casa) si mettono diversi tipi di frutta e/o verdura.

Chissà se anche in questi casi valgono, o dovrebbero valere, le stesse regole imposte agli esercizi commerciali che vendono frutta e verdura a peso in sacchetti biodegradabili a spese degli acquirenti?

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