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Come “gestire” il peperoncino

Il peperoncino è un prodotto largamente utilizzato per “speziare” gli alimenti a cui conferisce il tipico sapore “piccante”. La “piccantezza” è dovuta alla “capsaicina” che reagisce con i centri nervosi termorecettori provocando un senso di calore. La piccantezza dei peperoncini è classificata secondo la scala di Scoville che parte da zero per il comune peperone ed arriva anche ad oltre 1 milione per i più piccanti Habanero. Altra azione molto importante è quella rubefacente, ovvero un effetto vasodilatatore e congestionante sui tessuti con cui viene a contatto. Nella medicina tradizionale pomate o soluzioni oleose di peperoncino trovano applicazione cutanee nella cura sintomatica di traumi e/o nelle forme reumatiche ed artrosiche.

La rete di controlli nelle aziende casearie

Il nostro Paese possiede una ampia varietà di formaggi frutto del lavoro di un infinito numero di “casari” che dalle Alpi fino alle isole maggiori nel corso dei secoli hanno affinato le tecniche e ottenuto degli straordinari prodotti. La qualità organolettica dei diversi formaggi “artigianali” dipende in gran parte dalle condizioni ambientali in cui il latte è prodotto, dal “caglio” impiegato, dagli “innesti”  microbici e, soprattutto dalla abilità dei casari nel gestire le varie fasi della lavorazione.

Allerte comunitarie e richiami di alimenti tra problemi sanitari e difetti qualitativi

Nei casi in cui le aziende alimentari riscontrano delle irregolarità nei loro prodotti, se questi sono già in vendita, provvedono a “richiamarli”. Attraverso il sito www.salute.gov.it , Il Ministero della Salute comunica tempestivamente i richiami che gli vengono segnalati. Nel mese di marzo 2018 sono state pubblicate trenta  segnalazioni di “richiami” volontari.

I veleni negli alimenti: un grave pericolo ignorato (quarta puntata)

patulina

Dopo aver parlato di aflatossineocratossine e di tricoteceni, parleremo della patulina una micotossina prodotta da diversi funghi del genere Aspergillus e Penicillum. La sua scoperta risale agli anni ’40 quando molti ricercatori si dedicavano alla scoperta di nuovi antibiotici. In realtà la patulina risultò efficace contro diversi microrganismi, ma era anche tossica per gli animali e l’uomo. Di conseguenza venne abbandonata l’idea di un uso farmacologico.