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L’etichetta delle bevande alcoliche

Il Regolamento 1169/2011 definisce le modalità con cui debbono essere “etichettati” gli alimenti. Sono però rimaste fuori le bevande alcoliche con un contenuto di alcol superiore al 1,2 % , quindi per il vino, la birra, gli aperitivi alcolici, i superalcolici, ecc. non è previsto di indicare gli ingredienti e il valore nutrizionale. Si tratta di una situazione transitoria che deve essere “armonizzata” con gli altri alimenti; infatti “consideranda” del Regolamento al punto 40 si dice:

I veleni negli alimenti: un grave pericolo ignorato (quarta puntata)

patulina

Dopo aver parlato di aflatossineocratossine e di tricoteceni, parleremo della patulina una micotossina prodotta da diversi funghi del genere Aspergillus e Penicillum. La sua scoperta risale agli anni ’40 quando molti ricercatori si dedicavano alla scoperta di nuovi antibiotici. In realtà la patulina risultò efficace contro diversi microrganismi, ma era anche tossica per gli animali e l’uomo. Di conseguenza venne abbandonata l’idea di un uso farmacologico.

Il decalogo per un consumo responsabile delle bevande alcoliche

Un gruppo di lavoro internazionale ha elaborato delle “linee guida per l’uso di bevande alcoliche”. Gli esperti italiani che hanno partecipato ai lavori hanno contribuito con un documento che illustra l’evoluzione delle indicazioni nutrizionali per il consumo di bevande alcoliche nel nostro Paese. Sulla base di questo documento si rileva che sino al 1979 il vino era considerato un alimento  raccomandabile fino a mezzo litro al giorno negli uomini e 300 ml (poco più di un quarto) nelle donne incluse quelle in gravidanza.

Tutta la “veritas” sul vino

E’ un alimento che si ottiene dalla fermentazione dell’uva con la trasformazione dello zucchero in alcol etilico. Per evitare fermentazioni anomale e consentito l’uso di solfiti che comunque con il tempo tendono a scomparire. Analizziamo vantaggi e svantaggi nel consumo del vino ed anche qualche precauzione.