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I messaggi sulle qualità dei prodotti avicoli alle volte vanno presi con le molle

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I prodotti avicoli, carne e uova, di tanto in tanto vengono messi sotto accusa con le motivazioni più disparate e spesso non veritiere e provocano allarmismi ingiustificati allontanando di fatto, almeno per qualche tempo, i cittadini dal consumo di questi  preziosi alimenti. In queste occasioni gli allevatori subiscono importanti danni economici in quanto gli animali continuano a crescere e a deporre uova che, essendo alimenti da consumare freschi, non possono essere conservati per lungo tempo. Quando le crisi si prolungano nel tempo, come nel caso dell’influenza aviaria, ci sono degli allevamenti che devono chiudere con gravi ripercussioni anche sulle attività lavorative dell’intera filiera avicola.

Ma i salumi possiamo mangiarli con tranquillità?

Nel corso dell’Assemblea annuale del 2017 dell’Assica (Associazione italiana dell’industria salumiera) è stato presentato il rapporto del Censis sul consumo di salumi da parte degli italiani nel 2016. Dal rapporto risulta che circa il 96 % degli italiani mangia salumi; di questi circa il 60 % li mangia più volte la settimana e circa il 36 % qualche volta al mese. 

Ci possiamo fidare dell’agricoltore?

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Con un Decreto Legislativo del 2001 gli agricoltori sono stati autorizzati a vendere direttamente ai cittadini i loro prodotti sia come materie prime sia trasformati. In pratica il contadino può vendere la verdura, la frutta, la carne, il latte da lui prodotti, ma anche le marmellate, il formaggio o i salumi che ottiene da lavorazioni artigianali nella propria azienda senza particolari vincoli per quanto riguarda le strutture ed il personale utilizzati per la vendita.

Residui negli alimenti di origine animale sono un problema?

L’Unione Europea richiede ai diversi Stati di effettuare ogni anno una indagine  sulla presenza di residui di farmaci veterinari negli alimenti di origine animale (carne, latte, uova e miele) che prende il nome di “piano nazionale residui” (PNR). Annualmente, sulla base delle quantità prodotte da ogni singolo Paese, vengono definiti il numero dei campioni da prelevare per ogni tipologia di alimento ed anche le sostanze chimiche da ricercare.