Superbatterio ‘New Delhi’: cos’è e cosa fare

La notizia che sta circolando in questi giorni e che crea molta preoccupazione, soprattutto in Toscana, riguarda l’infezione di alcuni pazienti con un “superbatterio” resistente agli antibiotici. Si dice anche che questo batterio si chiama “New Delhi beta lattamasi” (NDBL). Forse però non è stata fatta molta chiarezza e questo fatto può essere causa di confusione che non aiuta ad affrontare con la necessaria serenità la situazione esistente.

Cominciamo con il dire che il NDBL non è un batterio; si tratta di un enzima presente nell’interno dei batteri farmaco resistenti capace di “inibire” l’attività degli antibiotici beta-lattamici (penicilline, cefalosporine, carbapenemi, monobattami in particolare) e quindi renderli inefficaci.

Altro aspetto di rilevante importanza è che soltanto i batteri che possiedono  un gene chiamato “bla NDM-1” sono in grado di produrre NDBL.

Quindi, riassumendo, abbiamo dei batteri divenuti resistenti agli antibiotici a causa di una “mutazione” genetica che ha portato all’introduzione del gene “bla NDM-1; questo gene induce la produzione dell’enzima NDBL che è in grado di “inibire” l’azione degli antibiotici con cui viene in contatto rendendoli inefficaci.

Risulta che batteri “portatori” di questo gene si sono “formati” nelle acque del fiume Gange a causa delle sue condizioni di profondo degrado derivante  da un massiccio sversamento sia di rifiuti industriali, sia delle fognature delle grandi città che si affacciano sul fiume. La comparsa di batteri “mutati” con l’inserzione del gene “bla NDM-1”, é stata correlata in particolare alla presenza negli scarichi fognari sversati nel fiume, di “residui” escreti con le deiezioni di animali e di persone sottoposti a terapia proprio con gli antibiotici. E’ probabile che il “superbatterio” sia poi stato trasportato in altre parti del mondo da qualche viaggiatore e attraverso gli scambi commerciali.

Si tratta di un fenomeno di  “resistenza acquisita” in quanto microrganismi che in precedenza erano sensibili agli antibiotici “mutano” il loro patrimonio genetico e divengono insensibili agli stessi farmaci. Queste “mutazioni” vengono “trasferite” direttamente alla progenie in via “verticale”. Esiste però la possibilità  che i caratteri “mutati” vengano trasferiti ad altri microrganismi, anche di specie diversa e in questo caso il trasferimento è “orizzontale”. In modo esemplificativo potrebbe succedere che il “carattere” mutato passi da un coli a uno streptococco o a una salmonella.

Cosa fare. Nel caso di malattie infettive sostenute da batteri farmacoresistenti un aiuto fondamentale può arrivarci dall’antibiogramma. Si tratta di un esame di laboratorio che consente di individuare con precisione quale antibiotico è efficace per debellare la malattia. Purtroppo spesso si ricorre a questo esame dopo aver provato uno o più antibiotici senza avere avuto effetti positivi. Fortunatamente non sono molti  i casi in cui non esiste nessun antibiotico efficace e l’antibiogramma permette di ricorrere a una terapia mirata e nella stragrande maggioranza dei casi a curare efficacemente la malattia.

Ricordiamo però che il problema della farmacoresistenza non è circoscritto al “superbatterio” di cui molto si sta parlando, ma riguarda noi tutti e i nostri comportamenti.
L’OMS ha individuato le seguenti principali cause di farmacoresistenza:

  • eccessiva prescrizione di antibiotici (nei pazienti umani)
  • interruzione dei trattamenti antimicrobici
  • eccessi di uso negli allevamenti e in acquacoltura
  • scarso controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie
  • scarsa igiene personale
  • mancanza di nuovi antibiotici

Per attenuare i pericoli si suggeriscono i seguenti comportamenti:

  • Mantenere separati gli alimenti di origine animale (carne, latte e uova) da altri alimenti.
  • Questi stessi alimenti è preferibile che siano consumati cotti. La cottura elimina tutti i microrganismi compresi quelli farmacoresistenti.
  • Nelle strutture ospedaliere sia i pazienti sia i visitatori dovrebbero rispettare le misure igieniche come ad esempio lavarsi accuratamente le mani, cambiarsi gli indumenti soprattutto quelli intimi con regolarità, se si starnutisce portarsi le mani davanti alla bocca, ecc.
  • Assumere antibiotici soltanto nei casi indicati dal medico ricordando che nelle malattie infettive virali (come l’influenza) non hanno alcuna efficacia. In ogni caso vanno scrupolosamente seguite le indicazioni del medico non interrompendo la terapia alla scomparsa dei sintomi.
  • La somministrazione di antibiotici ai cani o ai gatti deve avvenire soltanto a seguito di una prescrizione del medico veterinario. I dosaggi debbono essere calibrati in base alla specie, la razza, il peso e soltanto le specialità medicinali veterinarie garantiscono l’efficacia e la sicurezza. Non somministrare specialità medicinali umane agli animali se non in casi eccezionali e comunque sotto uno stretto controllo veterinario.
  • Non abusare di prodotti per l’igiene personale o della casa in cui genericamente si parla di attività “antisettica” o “disinfettante”. I principi attivi hanno una blanda attività antibiotica e possono favorire lo sviluppo di batteri farmacoresistenti.

Gli antibatterici, e più in generale i farmaci, sono dei formidabili strumenti per preservare la nostra salute e il nostro benessere. Dobbiamo però evitare abusi o modalità di uso non corretti seguendo le indicazioni fornite dai medici e dai veterinari, ma anche applicando misure igieniche che spesso sono soltanto dettate dal buon senso.

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