Olio di palma: rischi per la salute?

Il mondo è pieno di persone che, esperte o meno, sulla base di  esperienze personali, informazioni scientifiche, tradizioni, interessi culturali e/o economici, assumono comportamenti alimentari diversi da quelli consueti e non sempre salubri. Fino a quando i loro comportamenti rimangono un fatto personale o diffuso nell’ambito della ristretta cerchia familiare o degli amici, sono comprensibili e rispettabili.

Purtroppo però sono piuttosto frequenti i casi in cui le persone con comportamenti alimentari “diversi” fanno del tutto per renderli pubblici e, cosa decisamente più grave, per cercare di creare dei movimenti di opinione a sostegno delle loro idee.

Uno dei casi più recenti è quello dell’olio di palma, cioè un olio vegetale ottenuto mediante estrazione dai frutti delle palme che crescono nei paesi tropicali; per far posto alle palme vaste aree geografiche sono state deforestate con gravi danni ambientali. Fortunatamente risulta che attualmente il fenomeno della deforestazione sia stato messo sotto controllo e che ci siano delle produzioni “ecosostenibili”.

Nella preparazione di molti alimenti i grassi usati erano prevalentemente il burro e la margarina, da alcuni anni è aumentato l’impiego dell’olio di palma perché ha una composizione analoga, un costo minore e consente di ottenere alimenti con ottime caratteristiche organolettiche.

Il problema riguarda la presenza di circa il 50 per cento di acido palmitico che è un acido grasso saturo, ma nche nel burro e nella margarina sono presenti quantità simili di altri acidi grassi saturi.

In un recente parere l’Istituto Superiore di Sanità afferma che “non ci sono evidenze dirette nella letteratura scientifica che l’olio di palma, come fonte di acidi grassi saturi, abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto agli altri grassi con simile composizione percentuale di grassi saturi e mono/poliinsaturi, quali, ad esempio, il burro”. In parole molto semplici sostituendo il burro o la margarina con olio di palma non si modificano i valori nutrizionali degli alimenti, ne’ si aumentano gli eventuali pericoli.

Il vero problema è quello di ridurre i consumi, o meglio consumare consapevolmente gli alimenti, tenendo presente che la quantità di acidi grassi saturi da assumere quotidianamente non dovrebbe superare il 10 per cento delle calorie. Il calcolo non è molto facile, ma per raggiungere questo obiettivo occorre un piccolo sforzo da parte di tutti noi guardando con attenzione le etichette. E’ importante andare a vedere gli ingredienti (burro, margarina, olio di palma e/o altri oli vegetali), ma la cosa fondamentale è quella di guardare il contenuto in grassi (o lipidi) e soprattutto la percentuale di acidi grassi saturi. Potremo scoprire che il valore nutrizionale (e quindi il “pericolo” degli acidi grassi saturi) è indipendente dalla presenza o meno dell’olio di palma.

Facciamo un esempio concreto: mettendo a confronto le etichette di due marche di biscotti, l’una che adopera l’olio di palma e l’altra no, noteremo che  il contenuto di lipidi e degli acidi grassi saturi è leggermente inferiore nei biscotti con olio di palma (che peraltro costano meno). Osservazioni analoghe si possono fare su molti altri prodotti da forno equivalenti presenti nel commercio.

In generale possiamo dire che non esistono alimenti salutari o dannosi: ogni alimento è sicuro se viene utilizzato in modo corretto. Non è corretto ad esempio mangiare cinque o sei merendine con o senza olio di palma per colazione, ma è altrettanto scorretto mangiare una fetta di pane spalmata con qualche decina di grammi di burro ricoperti da un abbondante strato di marmellata.

Il consumo moderato di alimenti contenenti olio di palma (come pure degli altri grassi a elevato contenuto di acidi grassi saturi) non rappresenta dunque un pericolo concreto per i consumatori.

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