Carenza di uova, riusciremo a sopravvivere?

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In questo periodo si è verificata una diminuzione delle uova in vendita negli esercizi commerciali e un conseguente aumento dei prezzi. Ci sembra di tornare indietro nel tempo quando non esistevano i moderni  allevamenti delle galline e la deposizione delle uova era legata agli andamenti climatici. Le galline allevate all’aperto, infatti, con il freddo rallentano considerevolmente la produzione e di conseguenza le disponibilità di uova diminuisce. Attualmente invece le galline sono stabulate in locali “climatizzati” che consentono loro di produrre le uova per tutto l’anno e praticamente tutti i giorni.

Anche se alcuni spot pubblicitari ci raccontano di galline felicemente razzolanti nei prati, soltanto chi non ha mai avuto a che fare con i pennuti animali può crederci.

La realtà è che le galline possono essere allevate a “terra” in capannoni coperti oppure in “batteria” ovvero in gabbie messe in fila. In entrambi i casi i locali di stabulazione devono essere isolati dall’esterno per evitare il contatto con animali sinantropi o altri mezzi che potrebbero introdurre agenti patogeni.

La maggiore preoccupazione degli allevatori è che gli animali si ammalino e per questo adottano tutte le misure di profilassi di cui dispongono. Nel caso della comparsa di una grave malattia infettiva la situazione diventa tragica; se non si riesce a bloccarne la diffusione è necessario uccidere tutti gli animali, distruggerli magari mediante incenerimento, lavare e disinfettare accuratamente i locali e infine introdurre animali nuovi.

Un problema che si può presentare è quello degli ectoparassiti che possono infestare le galline. Uno di questi è la “pulce rossa” che pur non provocando grave mortalità, è pericolosa perché è ematofaga e provoca un grave stato di debilitazione nelle galline che, tra l’altro, producono meno uova.

Pe contrastare questi parassiti, l’unica possibilità d’intervento è quella degli insetticidi ambientali. Purtroppo quelli autorizzati sono poco efficaci e  alcuni allevatori (non si sa quanti esattamente) sono ricorsi illegalmente al Fipronil con la conseguente contaminazione delle uova di cui si è tanto parlato nei mesi scorsi.

Una volta accertata la contaminazione delle uova si è reso necessario intervenire drasticamente per pulire i locali dall’insetticida e anche svuotare completamente gli allevamenti delle galline. Solo dopo la bonifica possono essere reintrodotte le “pollastre” che però impiegano qualche mese per raggiungere la maturità e cominciare a deporre le uova.

In alcuni allevamenti è anche comparsa l’influenza aviaria e anche in questo caso sono state applicate le drastiche misure di profilassi.

In pratica quindi si è verificato un “vuoto” produttivo in diversi allevamenti che ha fatto scarseggiare le uova fresche sul mercato. Si stima che ci sia una diminuzione di circa il 10 %.

In condizioni normali c’è una buona eccedenza di uova “fresche” e gran parte viene destinata alla preparazione di “ovoprodotti”, ovvero di uova trasformate e conservate per essere utilizzate dall’industria alimentare.

Alcuni hanno paventato il rischio di una carenza di uova per la produzione dei dolci natalizi e quindi un aumento dei prezzi del panettone o del pandoro. E’ ragionevole ritenere che le aziende alimentari abbiano già da tempo in magazzino gli ovoprodotti e che non dovrebbero avere problemi anche perché molti dolci natalizi sono già pronti. Insomma ogni eventuale aumento dei prezzi è ingiustificato. 

Molti invocano e auspicano il ritorno all’uovo del contadino. Come accennato la produttività delle galline allo stato “brado” è assolutamente incomparabile con quelle di allevamento e non consentirebbe di fare fronte alle richieste del mercato.

Per rispondere al quesito del titolo si può affermare che riusciremo a sopravvivere alla attuale carenza di uova fresche, ma dobbiamo vigilare su possibili rialzi dei prezzi che, almeno per i prodotti da forno contenenti uova, sono totalmente ingiustificati.

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