Lo spauracchio del colera

Di tanto in tanto viene ricordato il pericolo colera; soltanto parlarne  genera allarme anche forse in ricordo di epidemie che nel passato hanno colpito anche il nostro Paese.

Cerchiamo di capire perché ci dobbiamo preoccupare.

Cos’è il colera

E’ una malattia che si trasmette per via oro-fecale: i veicoli possono essere gli alimenti, oppure l’acqua, contaminati da materiale fecale di individui infetti sia ammalati, sia portatori sani o convalescenti ed è provocata dal Vibrio colera (VC)

Gli alimenti potenzialmente più pericolosi sono i molluschi (mitili, vongole, ostriche, ecc.) perché si nutrono “filtrando” l’acqua e utilizzano come “nutrienti” le particelle organiche sospese nell’acqua e che concentrano nel loro organismo. Si consideri che una sola cozza può filtrare diversi litri di acqua al giorno.

Un pericolo può anche essere quello legato alla “concimazione” dei campi con materiale fecale contaminato e di conseguenza il consumo di vegetali freschi può divenire veicolo di VC.

La cottura del cibo (sia prodotti ittici, sia verdure) elimina ogni pericolo.

Il periodo d’incubazione della malattia è piuttosto breve e varia tra le ventiquattro e le settantadue ore (2-3 giorni), con oscillazioni tra le 2 ore e i 5 giorni. La durata dell’incubazione dipende dalla “carica infettante”, ossia dal numero di VC ingeriti.

Soltanto circa un quarto delle persone che ingeriscono il VC si ammala e tra queste solo pochi soggetti manifestano la malattia in forma grave. In questi casi il sintomo principale è una forma diarroica profusa (chiamata anche ad acqua di riso) che può comportare una grave disidratazione con esiti anche letali.

Sintomi meno frequenti sono la febbre, il vomito e crampi alle gambe.

A provocare la diarrea non è il batterio, ma una tossina che viene da lui prodotta e che si “inserisce” all’interno nelle cellule dell’intestino;  a seguito di complessi meccanismi biochimici si verifica la fuoriuscita dell’acqua. Si è calcolato che si possono perdere fino a 20 litri di acqua in un solo giorno. Ovviamente queste perdite possono provocare la morte.

Va evidenziato che quando compaiono i sintomi della malattia, l’unico intervento veramente efficace è la reintroduzione di liquidi sotto forma di soluzioni fisiologiche per via endovenosa.

I trattamenti antibiotici sono poco efficaci perché combattono il microrganismo, ma non hanno alcun effetto sulle tossine.

Che cosa fare ?

Il colera è una malattia che si manifesta anche in forma epidemica in condizione igieniche precarie come, ad esempio, a seguito di alluvioni e terremoti. Purtroppo si manifestano con una certa frequenza anche in Paesi in via di sviluppo, dove le risorse per la prevenzione sono scarse.

La malattia è fortunatamente quasi scomparsa in Paesi come il nostro dove esistono buone condizioni igieniche e, soprattutto, dove esiste un sistema di controllo degli alimenti molto efficiente. Prova ne sia quanto avvenuto con i controlli sulle cozze sarde citati in precedenza.

Come accennato, i cibi contaminati diventano pericolosi soltanto se consumati crudi e per questo motivo bisogna fare molta attenzione all’origine di quello che consumiamo. Dobbiamo sapere che i prodotti sono costantemente controllati e così pure gli alimenti di origine vegetale. Anche se può sembrare paradossale, i problemi maggiori possono derivare da alimenti prelevati dall’ambiente (telline, cozze, ecc.), oppure coltivati “naturalmente” dove non ci sono efficaci sistemi di controllo.

La conclusione è di consumare i prodotti ittici crudi soltanto se si è certi della loro origine e che siano stati controllati. Inoltre per gli acquisti, ma questo vale per tutti gli alimenti, rivolgersi soltanto a rivenditori “legali” evitando quelli improvvisati che alle volte hanno uno scarso rispetto delle norme igieniche.

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