Impariamo a conoscere (e prevenire) la salmonellosi

Le salmonelle sono dei batteri molto diffusi nell’ambiente. Se ne conoscono circa 2000 ceppi e alcuni di essi sono patogeni per l’uomo. Bisogna distinguere le salmonelle tifoidee che si trasmettono per via interumana (S. typhi e S. paratyphi) e quelle non tifoidee che si trasmettono con gli alimenti contaminati (in particolare S. typhimurium e S. enteridis). Queste ultime  danno origine prevalentemente a forme gastrointestinali e sono tra le maggiori responsabili delle tossinfezioni alimentari; ogni anno nell’Unione Europea si verificano poco meno di 100.000 casi (dati del 2016) provocati dalle salmonelle.

Le nuove frontiere del rapporto tra l’uomo e il cibo

In ambito alimentare la globalizzazione ha consentito al consumatore di portare sulla sua tavola cibi provenienti da ogni parte del mondo, superando tutti i limiti imposti dalla lontananza dal sito di produzione, da una lunga filiera di commercializzazione del prodotto e dall’eventuale stagionalità di quest’ultimo. Nelle società più ricche, la saturazione dei consumi tipica del “villaggio globale” ha causato un profondo mutamento nel rapporto tra consumatore e cibo.

Cibi bruciacchiati: perché fare attenzione

Durante i processi di cottura degli alimenti possono formarsi diverse sostanze chimiche potenzialmente pericolose. Tra queste anche l’Acrilammide (ACR).  Si tratta di una sostanza naturale che si forma durante i processi di cottura ad alta temperatura ed è il frutto di una reazione tra aminoacidi e zuccheri. La sua presenza in molti alimenti (prodotti da forno, alimenti tostati e soprattutto nei fritti) è praticamente inevitabile. Si tratta però di una sostanza cui l’EFSA ha attribuito una potenziale attività cancerogena e genotossica ed anche neurotossica. Sulla base di questa valutazione l’UE ha pubblicato il  Regolamento 2017/2158 (entrato in vigore il 11 aprile 2018), cui si rimanda, e che definisce i valori limite per gli alimenti di produzione industriale.

Senza olio di palma: perché?

Da anni l’uso alimentare dell’olio di palma è stato al centro di accese polemiche sia perché la sua produzione comportava problemi di carattere ambientale, sia a causa del suo elevato contenuto di acido palmitico. Il problema ambientale è stato affrontato e probabilmente almeno in buona parte risolto mettendo sotto controllo le deforestazioni selvagge e introducendo misure maggiormente rispettose degli ecosistemi.