La scelta del minestrone surgelato
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Come sa perfettamente chi fa la spesa, gli ortaggi stagionali hanno
prezzi diversi. Ci sono quelli considerati "poveri", come le patate, le
cipolle, le carote, la verza, il sedano, i pomodori (sempre se di
stagione), la bieta, eccetera, altri sono considerati "nobili" e costano
di più, come i fagiolini, i fagioli, i piselli, le fave, i ceci, gli
spinaci, i cetrioli, i broccoli, le zucchine, i porri, eccetera.
Volendo fare un minestrone, il consumatore può scegliere gli ortaggi che
più gli aggradano, ma occorrerebbe una mezza giornata per sbucciare,
mondare, pulire, tagliare e cuocere tutti gli ortaggi che servono per un
minestrone saporito, senza contare che ogni ortaggio ha la sua stagione e
non si trova sempre. Ciò spiega il successo del
minestrone surgelato, che non comporta alcuna fatica, è già pulito, è
dosato e ricettato con una quindicina di ortaggi per accentuarne il sapore
e, fatti i conti, costa meno di un minestrone preparato con ingredienti
freschi.
Naturalmente i minestroni surgelati possono contenere ortaggi pregiati e
meno pregiati in proporzioni variabili. Proprio questa menzione, ovvero "ingredienti in proporzione variabile", si ritrova in molte etichette.
Normalmente gli ingredienti dei prodotti alimentari devono essere elencati
in ordine di peso decrescente, nel senso che il primo elencato deve essere
più del secondo, il secondo più del terzo e così via.
La legge
sull’etichettatura, però, ha fatto un’eccezione per i "miscugli di frutta
o di ortaggi in cui nessun tipo di frutta o di ortaggi abbia una
predominanza di peso rilevante": in tal caso, il produttore può far
precedere l’elenco degli ingredienti dalla menzione "in proporzione
variabile", senza rispettare l’ordine di peso, anche perché le macchine
dosatrici, al momento del confezionamento, non possono prendere sempre la
stessa quantità di ogni ortaggio.
Nel caso dei minestroni surgelati, per esempio, i diversi ortaggi hanno
stagioni differenti, quindi vengono surgelati dopo le operazioni di
mondatura e sminuzzamento, conservati e poi dosati al momento del
confezionamento.
Poiché i pezzetti di patate, di carote, di zucchine, eccetera, non sono
tutti uguali e anche fagioli, fagiolini, piselli, eccetera, possono essere
di dimensioni diverse, succede spesso che, in peso, il primo ingrediente
citato non è quello preponderante, oppure il terzo è più del secondo e
così via. Di qui l’esigenza di poter indicare gli ingredienti in
proporzione variabile. Se il produttore è certo di mettere nella
confezione sempre le stesse quantità, nulla vieta che riporti una
elencazione normale degli ingredienti e, infatti, qualcuno lo fa.
Bisogna allora andare a guardare in etichetta l’elenco degli ingredienti.
Se dopo il termine ingredienti c’è scritto "in proporzione variabile",
significa che l’elenco è disordinato e i primi nominati, ad esempio
fagioli e fagiolini, non sono affatto preponderanti rispetto agli altri
(in genere lo sono le patate).
Se invece non c’è l’espressione "in proporzione variabile", gli
ingredienti sono elencati in ordine di peso e si può vedere se tra i primi
ci sono quelli "poveri" o "nobili", facendo anche una più consapevole
comparazione di prezzo.
Ma è raro non trovare l’espressione "in
proporzione variabile".
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