Olio tunisino: è un rischio per la salute?

olio d'oliva tunisino

Dai dati pubblicati dall’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) risulta che i cittadini italiani consumano ogni anno circa 12/13 kg di olio di oliva a persona. Il nostro consumo totale annuo si aggira pertanto intorno alle 700 mila tonnellate, mentre altre 200/300 mila tonnellate ogni anno vengono esportate. Sempre dai dati ISMEA risulta che la produzione nazionale di olio di oliva è piuttosto variabile; nel 2014, anno particolarmente sfortunato, sono state prodotte soltanto 220 mila tonnellate, mentre nel 2013  la produzione è stata di circa 450 mila tonnellate e nel 2015 la produzione è stata di circa 350 mila tonnellate.

In pratica quindi per fare fronte alla domanda interna e alle esportazioni, abbiamo la necessità di importare dalle 400 mila alle 500 mila tonnellate di olio di oliva ogni anno.

Un punto dolente è rappresentato dai costi di produzione che in Italia sono molto alti rispetto ai Paesi nordafricani (Tunisia in particolare), ma anche a quelli comunitari come la Spagna e la Grecia. Le ragioni di queste differenze sono da imputare al costo della manodopera, ma probabilmente anche alla organizzazione della “filiera” di produzione dell’olio.

La recente decisione dell’Unione Europea di favorire con importanti sgravi fiscali l’importazione di una consistente quantità di olio d’oliva tunisino, mette in difficoltà i nostri olivicoltori che si troveranno a dover ulteriormente abbassare i prezzi di vendita. Questo fatto potrebbe spingere gli olivicoltori ad abbandonare i loro oliveti con gravi ripercussioni economiche, occupazionali e ambientali.

Detto questo, però, va fatta chiarezza: un argomento su cui si è puntato per difendere la popolazione nazionale è la presunta minore sicurezza dell’olio d’importazione. Questo non è vero perché tutto l’olio di oliva messo a disposizione dei consumatori (che sia nazionale o di importazione), deve avere uguali parametri di sicurezza: insomma quello che può variare è l’aspetto qualitativo, ma questo non incide sulla salute dei consumatori.

Per risolvere la grave situazione in cui versa la nostra olivicoltura è fondamentale l’intervento delle nostre istituzioni agricole pubbliche e organizzazioni private, mediante interventi decisi di sostegno, smettendo di subire passivamente le decisione dell’Ue. I cittadini-consumatori, d’altra parte, possono dare il loro contributo scegliendo consapevolmente, ma dovrebbero essere correttamente informati e non traumatizzati da inutili allarmismi.

Commenti da Facebook

commenti