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Olio d’oliva e Xylella, un enigma da chiarire

L’olio di oliva, e in particolare quello extravergine (EVO), è considerato un elemento fondamentale della dieta mediterranea. E’ molto diffusa la convinzione che la produzione nazionale sia sufficiente a coprire i nostri fabbisogni, ma, purtroppo, la situazione è completamente differente e siamo costretti a importarne circa il 50 % da altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Il nostro olio proviene da olivicoltura tradizionale che permette di ottenere un prodotto qualitativamente elevato, ma i costi di produzione sono più alti.

Olio extravergine di oliva: cosa sta succedendo?

Anche se la coltivazione degli ulivi per la produzione di olio è ancora confinata nel Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, altri Paesi, e in particolare la Cina, l’Australia e gli Stati Uniti stanno mettendo a dimora milioni di piante e non è difficile prevedere che nei prossimi anni saranno in grado di produrre l’olio che adesso importano. Una politica di coltivazione “intensiva” dell’olivo è attualmente praticata dalla Spagna e anche da Paesi del Nordafrica, mentre nel nostro Paese esiste ancora una prevalenza di coltivazioni tradizionali che danno oli di grande qualità anche se in minore quantità: infatti l’Italia da sola non riesce a produrre l’olio di cui ha bisogno e lo deve  in buona parte importare.

Pasta e riso: quale origine del grano?

Nel mese di agosto del 2017 sono stati emanati due Decreti (a firma del Ministero delle Politiche Agricole e del Ministero dell’Economia) che prevedono di indicare nelle etichette della pasta secca l’origine del grano utilizzato; anche nelle confezioni di riso deve essere indicata l’origine del cereale. I due Decreti, che hanno titolo sperimentale per due anni, entreranno in vigore il 17 e il 18 febbraio prossimi. Per diventare definitivi sarà necessario aspettare una decisione da parte della UE che dovrà “armonizzare” il sistema di etichettatura anche di questi alimenti, conformemente al Regolamento 1169/2011.

Olio extravergine di oliva: puoi riconoscerlo così!

In commercio è possibile acquistare olio extravergine di oliva ed olio vergine di oliva. Le differenze sostanziali sono l’acidità  (che si misura con semplici esami di laboratorio) e le caratteristiche organolettiche che vengono valutate da panel di esperti “assaggiatori”. Quando troviamo scritto su una etichetta “olio extravergine di oliva” significa che ha una acidità inferiore a 0,8 g per litro e qualità “sensoriali”, misurate secondo una scala di valori adottata dai panel, superiori a 6,5 . In presenza di acidità superiori a 0,8 g/litro e con valori sensoriali inferiori a 6,5 ci troviamo di fronte ad oli vergini che sono ovviamente di qualità inferiore.