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L’olio d’oliva e i suoi paradossi

Il perenne osannante bombardamento sulla salubrità della dieta mediterranea comprende l’invito a consumare olio extravergine di oliva (EVO). Si tratta di un ottimo consiglio che però sembra aver perso il suo fascino. Infatti, paradossalmente, il consumo medio pro-capite degli italiani negli ultimi anni è sceso di circa il 30 % passando da 12 kg a poco più di 8 kg.

Le fake news sulle angurie hanno qualche fondamento?

angurie

All’Unione Nazionale Consumatori è stato segnalato che sul web circolano notizie in merito alla presunta pericolosità delle angurie e in particolare si sconsiglia di consumare quelle in cui sono presenti “crepe” che sarebbero la conseguenza di trattamenti con sostanze vietate al fine di accelerarne la maturazione più veloce. Altro segnale negativo sarebbe la presenza anche di semi “bianchi” invece che soltanto neri. Cerchiamo di capire come stanno effettivamente le cose e se le informazioni negative diffuse abbiano qualche fondamento.

Olio d’oliva e Xylella, un enigma da chiarire

L’olio di oliva, e in particolare quello extravergine (EVO), è considerato un elemento fondamentale della dieta mediterranea. E’ molto diffusa la convinzione che la produzione nazionale sia sufficiente a coprire i nostri fabbisogni, ma, purtroppo, la situazione è completamente differente e siamo costretti a importarne circa il 50 % da altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Il nostro olio proviene da olivicoltura tradizionale che permette di ottenere un prodotto qualitativamente elevato, ma i costi di produzione sono più alti.

Olio extravergine di oliva: cosa sta succedendo?

Anche se la coltivazione degli ulivi per la produzione di olio è ancora confinata nel Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, altri Paesi, e in particolare la Cina, l’Australia e gli Stati Uniti stanno mettendo a dimora milioni di piante e non è difficile prevedere che nei prossimi anni saranno in grado di produrre l’olio che adesso importano. Una politica di coltivazione “intensiva” dell’olivo è attualmente praticata dalla Spagna e anche da Paesi del Nordafrica, mentre nel nostro Paese esiste ancora una prevalenza di coltivazioni tradizionali che danno oli di grande qualità anche se in minore quantità: infatti l’Italia da sola non riesce a produrre l’olio di cui ha bisogno e lo deve  in buona parte importare.