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Impariamo a mangiare gli zuccheri

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I prodotti più semplici della fotosintesi clorofilliana sono gli zuccheri che troviamo nei vegetali sia nella forma semplice di “monomeri” (i più diffusi sono glucosio e fruttosio), sia come “dimeri” (saccarosio), sia in forme complesse (amidi e cellulose) costituite da centinaia di “monomeri”. Quello che consumiamo come zucchero è il saccarosio (costituito da glucosio e fruttosio) e che viene “estratto” da vegetali che ne contengono grandi quantità quali la barbabietola e la canna.

Focus sui dolcificanti

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Gli zuccheri (fruttosio, saccarosio, lattosio per citare i più comuni) sono presenti naturalmente in quantità importanti nel miele, in molti alimenti di origine vegetale (frutta, canna, barbabietola) e anche nel latte. Anche quello che troviamo in commercio (saccarosio)  è “naturale” e viene “estratto” dalle barbabietola o dalla canna. Dai carboidrati (amidi) e dagli zuccheri che assumiamo con la dieta, il nostro organismo “ricava” il glucosio fondamentale per fornire l’energia necessaria per lo svolgimento delle reazioni metaboliche del nostro organismo.

Gli integratori aumentano il rischio di cancro?

In questi giorni è circolata la notizia che alcuni integratori alimentari siano in grado di provocare il cancro alla prostata, suscitando molte preoccupazioni a causa dello superficialità con cui è stata diffusa la notizia stessa. Vediamo cosa è avvenuto: all’Ospedale Le Molinette di Torino è stato tentato di prevenire la comparsa del cancro alla prostata mediante la somministrazione di sostanze naturali (selenio, il licopene presente nel pomodoro  ed alcuni principi attivi del te verde).

Frutta: l’Italia dice “no” al conservante etossichina

Frutta_etossichina

In Italia, il Ministero della Salute e il Ministero dell’Ambiente hanno ufficializzato lo stop all’uso della molecola “etossichina”, impiegata per prolungare la conservazione della frutta, riconoscendone i rischi per la salute dei consumatori. In accordo con il parere dell’Istituto Superiore di Sanità, il divieto è stato imposto poiché sono state riscontrate, come riporta una nota del dicastero della Salute, “rilevanti criticità relative al valore degli attuali residui rispetto al rischio per la salute degli utilizzatori e dei consumatori”.