Quanti sono i vegani e i vegetariani?

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Le abitudini alimentari vegane e vegetariane si basano su convinzioni personali sulle quali si può discutere, ma che debbono essere rispettate; ciascuno di noi ha infatti il diritto di scegliere lo stile di vita che ritiene più opportuno. In ogni caso bisognerebbe evitare che ai bambini siano somministrate diete prive dei nutrienti fondamentali per la loro crescita presenti negli alimenti di origine animale (carne, latte e uova). Potrebbe essere quindi opportuno che le scelte alimentari non siano imposte dai genitori su basi esclusivamente ideologiche.

Quello che stupisce è l’accanimento con cui alcuni vegetariani e vegani fanno azione di proselitismo; sono talmente convinti delle loro idee tanto da far sembrare alle volte, chi non è d’accordo, quasi un essere spregevole. Ovviamente questi comportamenti riguardano un numero molto limitato di persone, ma sono quelle che trovano ospitalità nelle infinite e stucchevoli occasioni mediatiche (televisione, giornali, radio e soprattutto internet).

Ma quanti sono i vegetariani e i vegani?

Su questo punto si parla molto, ma le informazioni non sono complete.

In ogni caso due società che, tra le loro attività, indagano anche sui consumi alimentari degli italiani, hanno fornito recentemente dati molto interessanti.

Secondo i dati presentati da EURISPES nell’ultimo rapporto e riferiti alla popolazione italiana “Il 7,6% del campione segue una dieta vegetariana o vegana. In particolare, il 4,6% degli intervistati si dichiara vegetariano (-2,5% rispetto al 2016) mentre i vegani giungono il 3% (erano l’1%)”.

In un convegno organizzato dall’ASSICA (organizzazione che raccoglie i produttori di salumi) il CENSIS, altro autorevole istituto che si occupa di sondaggi sui consumi della popolazione, ha affermato che sono 51,6 milioni gli italiani che mangiano i salumi. E nell’ultimo anno (2016 n.d.r.) ha mangiato prodotti di carne suina (dai salami ai prosciutti, dalle salsicce all’arista) ben il 96% degli italiani maggiorenni, di cui il 59,7% regolarmente (una o più volte alla settimana) e il 36,3% di tanto in tanto (qualche volta al mese), mentre solo il 4% dichiara di non mangiarli mai.” Bisogna anche considerare che i salumi sono fatti nella maggior parte dei casi con carne suina e che ne gli ebrei, ne i mussulmani li consumano per motivi religiosi.

La serietà delle due agenzie è fuori discussione, ma qualcosa non sembra essere molto chiaro. Il numero dei vegetariani e dei vegani per EURISPES è quasi il doppio di quello accertato dal CENSIS.

Aveva forse ragione Trilussa quando parlava della statistica?

LA STATISTICA
di Trilussa

Sai ched’è la statistica? È na’ cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c’entra la percentuale,
pè via che, lì,la media è sempre eguale
puro co’ la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perch’è c’è un antro che ne magna due

La questione però è forse molto più complessa. E’ ormai acclarato che le scelte vegetariane e, soprattutto, vegane derivano da ideologie che rifiutano lo sfruttamento degli animali. La cucina tradizionale, almeno quella italiana, non comprende pasti completi composti rigorosamente da alimenti di origine vegetale. Si è quindi cominciato a “copiare” dalla cucina orientale dove ci sono dei prodotti ottimi per preparare dei surrogati degli alimenti di origine animale. Sono infatti disponibili “polpette”, “bistecche”, “straccetti”, pseudo formaggi, pseudo latti, ecc. costituiti prevalentemente da soia, ma anche da alcuni cereali.

Nonostante la materia prima abbia dei costi molto modesti, per ottenere tali alimenti bisogna utilizzare delle tecniche di produzione che prevedono trattamenti meccanici e anche l’aggiunta di alcuni additivi chimici (addensanti e aromatizzanti in particolare). Trattandosi di processi industriali i costi del prodotto finito non dovrebbero essere particolarmente elevati. Il vero problema è come convincere un numero sempre più elevato di cittadini ad acquistarli e, ovviamente, ad un incremento di vegani e di vegetariani corrisponde un incremento delle vendite.

Forse quindi alla fine si tratta di una questione di mercato con aziende che cercano di conquistare fette sempre più ampie di consumatori a discapito di altri settori merceologici. Se tutti fossero coscienti che bevendo un bicchiere di “latte” di soia si ingerisce a caro prezzo un omogenizzato di fagioli accuratamente migliorato con additivi chimici, probabilmente le vendite scenderebbero e questo potrebbe non fare piacere ai produttori e ai venditori di questo tipo di alimenti. Questa informazione invece può essere utile al settore lattiero caseario vero.

Non si può quindi escludere che i sondaggi giochino un ruolo strategico nel condizionare le scelte del consumatore. Siccome per entrambi le indagini sono stati sicuramente adottati metodi scientifici è probabile però che l’impostazione sia diversa e di conseguenza anche i risultati sono differenti.

Ai consumatori è importante dare una informazione completa in modo da fare le proprie scelte alimentari in funzione delle proprie esigenze nutrizionali senza che ci siano condizionamenti derivanti da informazioni non corrette o da “imposizioni” ideologiche o commerciali.

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